martedì 15 giugno 2010

Marco Travaglio racconta una storia di mafia alla Favorita di Palermo

Dall'anteprima facebook del nuovo sito de "Il Fatto Quotidiano"


Le mani di B. sull'oggetto del desiderio

Il premier in trattativa per comprare un Caravaggio

di Claudia Colasanti
 Un oggetto inarrivabile, intoccabile, un prototipo del sublime nell’arte, qualcosa che vale così tanto da non avere prezzo. Più che semplice oggetto del desiderio, un’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio è in grado di suscitare una febbre mondiale, un interesse morboso che in questi ultimi anni ha trascinato il suo mito e le sue opere in una selva di contese e attribuzioni da parte di studiosi e appassionati e ha moltiplicato gli eventi e le mostre a lui dedicate. La notizia dell’ultimo momento è che anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole un Caravaggio. Ed è in già in corso la trattativa, che facilmente raggiungerà vari milioni di euro, per acquistare forse il più ambito tra tutti i dipinti del nostro artista. A venderlo è la famiglia Odescalchi di Roma, uno dei rari privati che ancora possiedono un Caravaggio.   Parliamo de “La Conversione di Saulo”, una delle opere fra le più originali del geniale artista per taglio, simbologia, e per il materiale su cui è stato dipinto.

Il quadro è stato restaurato nel 2006 ed esposto prima nella Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo e poi nel 2008 a Palazzo Marino a Milano, dove si ipotizza possa averlo ammirato il suo probabile futuro acquirente, Silvio Berlusconi. Il pezzo di cui parliamo è prezioso perché svela la rivoluzione strutturale e iconografica che marcherà a fuoco anche l’interpretazione della religione da parte di Caravaggio, con un taglio centrifugo che ritrae su un unico piano una serie di azioni riprese in simultanea e toccate dalla luce solo nei punti più strategici. Per il momento il dipinto, eseguito nel 1600, l'unica opera dipinta su
  legno di cipresso, è stato riconsegnato dalla Guardia di Finanza al proprietario, ma la trattativa per il passaggio di proprietà è in corso e non sappiamo quanto durerà. Nulla di illecito, ma un’opera (fra le più ambite del mondo) che passa di mano da un privato a un altro privato. E che finirà probabilmente nei pressi di un inquietante mausoleo (sempre privato, fortunatamente). “Detenere un’opera del Caravaggio” scrive Claudio Strinati, curatore dell’ultima mostra sul pittore alla Scuderie del Quirinale, a Roma “a livello sia pubblico sia privato, è un segno di autorità, di prestigio incontrovertibile. Può essere addirittura una colpa in certi casi”. In un caso come questo, in un tempo come questo, non sarà una colpa ma   certamente uno schiaffo alla miseria di molti di noi.   

La mostra alle Scuderie del Quirinale, che raccoglieva ben 24 pezzi, ha lasciato il segno: è stata l’esposizione più visitata in Italia negli ultimi dieci anni, con circa 580 mila visitatori, gli ultimi in fila per una notte intera, tre giorni fa. Non c’è nulla di più prezioso di una sua opera, dato che l’esigua produzione dell’artista conta non più di cinquanta
  opere attribuite con certezza e disseminate in tutto il mondo. Molti studiosi e direttori italiani di musei si dolgono di come suoi capolavori possano essere stati ceduti a musei stranieri addirittura dopo il 1950. E straordinaria è stata l’impresa delle Scuderie di ottenerli in prestito in occasione dei quattrocento anni dalla sua morte. “L’attribuzione di un quadro al Caravaggio”, scrive Strinati, ”non viene quasi mai formulata con la mentalità e le procedure tipiche di questo tipo di attività. Al contrario può provocare forti e gravi tensioni intellettuali (e non solo tra personalità eminenti), può far emergere alla luce meschinità e grandezze, può incrinare amicizie o provocarne di nuove, può ingenerare sospetti pesanti tra persone che frequentano   ambienti analoghi, può essere il fondamento di rapporti costruttivi o distruttivi tra singoli o istituzioni”. Proprio in occasione dell’apertura, Emmanuele Emanuele, attualmente presidente della Fondazione Roma e presidente   dell'Azienda Speciale Pala Expo di Roma, aveva lanciato l'ipotesi inverosimile che un fondo privato potesse riacquistare le opere di Caravaggio perdute in tempi recenti. Naturalmente nessuno ne ha più parlato, perché è improbabile   che un museo che ha la fortuna di possedere un Caravaggio lo lasci andare via facilmente. Per esempio, Malta, che ne detiene due, è ben consapevole di attirare più visitatori per queste opere che grazie al suo mare... 
(Il Fatto Quotidiano del 15 Giugno 2010)
 

FEDERALISMO Le regioni contro la manovra "A rischio incostituzionalità"

Per i governatori la manovra rende di fatto impossibile l'attuazione del federalismo fiscale, e obbliga a tagli massicci nei servizi, dai trasporti alla sanità ai contributi per le famiglie. Da Bruxelles ampia approvazione alle misure di riduzione del deficit

ROMA - E' muro contro muro tra le Regioni e il governo per i tagli ai trasferimenti contenuti nella manovra economica: in un documento approvato all'unanimità dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, i governatori denunciano il mancato coinvolgimento e il rischio di incostituzionalità del provvedimento. Nei giorni scorsi, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti aveva ribadito l'indisponibilità del governo a ritoccare i saldi previsti dalla manovra.

E tuttavia da Bruxelles arriva un'ampia approvazione del contenuto della manovra: "Le autorità italiane - scrive la Commissione europea nelle valutazioni pubblicate oggi sulle azioni intraprese da 12 Paesi nell'ambito delle procedure di deficit eccessivo - stanno attuando le misure di consolidamento fiscale per il 2010, prese nell'ambito del pacchetto approvato nell'estate del 2008 per il periodo 2009-2011, come raccomandato dal Consiglio, riducendo il deficit del 2010 dello 0,5% del Pil. Inoltre è confermato l'obiettivo di un deficit del 5% del Pil per il 2010". Inoltre, sottolinea la Commissione, "il governo ha adottato il 25 maggio scorso un decreto legge che specifica le misure a sostegno degli sforzi aggiuntivi di consolidamento per il 2011-2012, che ricadono principalmente sulla spesa corrente".

Le contestazioni delle Regioni. Alle Regioni "vengono tolti i soldi ma non le funzioni:
questo contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale", ha detto il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. "C'è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio".

Nel documento approvato all'unanimità, i governatori denunciano: "La manovra è stata costruita dal governo senza condivisione né sulle misure né sull'entità del taglio, riproponendo una situazione di assenza di coinvolgimento diretto". I governatori sottolineano anche come "sostanzialmente si riducono i margini della riforma del federalismo fiscale" e questo, scrivono, "è un problema gravissimo".

Ma non si tratta solo del federalismo fiscale: le Regioni assicurano che si troveranno nell'impossibilità di assicurare i servizi essenziali se i tagli verranno approvati in via definitiva. "La manovra riduce di un terzo il contributo per il trasporto pubblico locale: noi abbiamo dei contratti con Trenitalia la quale, sapendo di questi tagli, probabilmente taglierà un terzo dei treni e magari licenzierà anche un terzo del personale", dice Formigoni. "E Trenitalia può farci anche causa e magari vincerla - ha aggiunto il governatore - perch noi abbiamo stipulato dei contratti". Formigoni ha poi fatto notare come la manovra tagli completamente i fondi per la famiglia, pari a 130 milioni: "Non erano tanti - ha detto - ma vengono completamente spazzati via".

"Attendiamo che si svolga il tavolo con il governo per la verifica e la coerenza di tutti i numeri: sulla base di questo presenteremo i nostri emendamenti", precisa il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. "Siamo convinti comunque di riuscire a convincere il governo a rivedere la manovra - ha aggiunto il governatore della Basilicata, Vito De Filippo- un ripensamento è doveroso".

Un ripensamento viene auspicato anche dal governatore del Piemonte Roberto Cota: "Ciò che mi preme sottolineare è che non vengano colpite le regioni virtuose. Che quindi ci sia una necessaria differenziazione. In questo senso ho colto la disponibilità del governo". 
 

Domani vertice del partito a pranzo il lombrosario al completo!
LA LEGGE-BAVAGLIO

Intercettazioni, domani nuovo vertice Pdl
Bondi contro i finiani: "Argomenti risibili"

Bocchino e Granata: "Meglio risolvere i problemi del testo alla Camera. O qualcuno vuole aprire uno scontro col Colle?".  Farefuturo: "La minaccia di elezioni anticipate? Lo dicano a Bossi...". 



ROMA - Ancora fibrillazioni nel centrodestra sul tema delle intercettazioni. "Se non rispettiamo un punto saliente del programma come la legge sulle intercettazioni, facciamo prima ad andare a casa che a proseguire la legislatura", è l'avvertimento che arriva dal ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Posizione tutt'altro che solitaria, visto che anche Gaetano Quagliariello osserva che "saremmo di fronte all'atto di nascita di un partito all'interno di un altro partito, se si volesse cambiare la decisione assunta all'unanimità dall'ufficio di presidenza del Pdl". Il vicepresidente dei senatori Pdl teme che "si voglia scaricare su altri la necessità di rivedere il testo: il Parlamento, la Corte costituzionale e perfino il Capo dello Stato".

Ma i finiani non sembrano disponibili ad approvare il testo blindato uscito dal Senato. "Meglio mantenere il cantiere aperto - dice Carmelo Briguglio -, perché il Pdl ora è a un bivio: trovare alla Camera le soluzioni ai problemi innegabili che il ddl ancora presenta, prevenendo le obiezioni che potrebbero essere manifestate dal Capo dello Stato al momento della firma. Oppure, come sentiamo dire dai grandi strateghi della soluzione finale, prepararsi a uno scontro istituzionale col Quirinale".
Uno scenario evocato anche da un altro fedelissimo del presidente della Camera, Italo Bocchino: "Non vorrei che qualche falco berlusconiano volesse lo scontro istituzionale e accarezzasse l'idea di farsi respingere la legge dal Capo dello Stato per riapprovarla nello stesso testo e avviare uno scontro costituzionale".

Parole, queste dei finiani, che non sono piaciute al coordinatore Pdl Sandro Bondi: "E' riprovevole ricorrere, come fa l'onorevole Bocchino, ad argomenti risibili e inappropriati sia quando chiamano in causa il Pdl che ancor più le libere e insindacabili decisioni del Capo dello Stato".

Dall'opposizione, invece,  Pier Ferdinando Casini insiste nel suo no a una legge "sicuramente sbagliata, che rischia di favorire i delinquenti". "La privacy - aggiunge - va tutelata, ma era un'esigenza che anche il governo Prodi aveva intravisto quando Mastella aveva fatto lo stesso provvedimento. Oggi, per tutelare la privacy non possiamo permetterci di compromettere la lotta alla delinquenza". "E' umorismo - conclude il leader Udc - nemmeno politica".

Domani vertice del partito. E il ddl sulle intercettazioni sarà al centro di un nuovo vertice del Pdl in programma domani, all'ora di pranzo, a Palazzo Grazioli. Alla riunione con Silvio Berlusconi saranno presenti i coordinatori nazionali del partito, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i capigruppo di Camera e Senato e il deputato Niccolò Ghedini, legale del premier.
Luigi de Magistris

 L'Europa strappi il bavaglio


da Agenda Rossa de l'Unità del 13/06/2010
Porteremo in Europa la legge vergogna sul bavaglio. Faremo capire, punto per punto, in che modo questa legge impedisca ai magistrati ed alle forze dell’ordine di contrastare il crimine, soprattutto quello più pericoloso. Una legge in favore della criminalità organizzata. Spiegheremo come questa legge metta in pericolo gli stessi interessi dell’Unione Europea consolidando le mafie transfrontaliere, il riciclaggio del denaro sporco, le corruzioni e le truffe comunitarie ed indebolendo la lotta al terrorismo. Illustreremo come questa legge imponga il bavaglio alla libera stampa – con una vera e propria censura di stato – impedendo il racconto dei fatti. Faremo capire come il regime italiano voglia i mass-media propaganda e non luoghi in cui narrare fatti e consentire la formazione di un pensiero libero. Del resto: “non più penso dunque sono”, bensì “meno penso più conto”. Racconteremo all’Europa il disegno strategico attraverso il quale il governo Berlusconi sta svuotando la Costituzione Repubblicana portando l’Italia fuori dall’Europa. Racconteremo come si stiano restringendo gli spazi di libertà e come stia crescendo l’insofferenza per tutto ciò che è diverso dal pensiero unico dominante ed in che maniera si stiano raffinando le tecniche di criminalizzazione del dissenso. Racconteremo all’Europa di come stiano distruggendo gli organi di garanzia mortificandone struttura e funzioni, concentrando il potere in poche persone. Racconteremo all’Europa l’attività di smantellamento della scuola, dell’università, della ricerca, dell’arte, della cultura. Il dissanguamento dell’identità di una nazione. Racconteremo di come il fondatore della dittatura con il sorriso sogni che l’Italia diventi un’unica grande SPA, in cui il profitto illegale sia il motore della nazione. Spiegheremo all’Europa come vengono distrutti quei magistrati, giornalisti, servitori dello stato, cittadini che non piegano lo schiena al Pinochet del terzo millennio. Narreremo di come l’attentato costante alla Costituzione stia avvenendo, in modo illegale ed illegittimo, attraverso legislazione ordinaria, senza un’adeguata difesa dei principi costituzionali e delle norme cogenti scritte nella Carta – nata dalla Resistenza - da parte di chi dovrebbe porre argine ad una deriva autoritaria, illiberale e peronista. Racconteremo all’Europa anche di una parte dell’Italia che resiste e che vuole rimanere in Europa; faremo capire che il popolo italiano si sta mettendo in movimento e non farà passare il nuovo fascismo. Narreremo all’Europa che amiamo la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà. Che abbiamo nel sangue, quindi, le stesse fondamenta dell’Unione alla quale vogliamo rimanere ancorati, fermando la deriva autoritaria dei poteri forti che vogliono trascinarci nel baratro per consolidare, ancora di più, il loro potere illegale intriso di mafia e corruzione. Chiederemo all’Europa di aiutarci!
Luigi de Magistris

Come un cassonetto strapieno l'immondizia di Napoli si riversa sulla crisi chè non c'era!

nuova emergenza

Rifiuti, lo spettro della crisi
A Napoli si ferma la raccolta

Scioperano i netturbini e gli addetti alle discariche provinciali. A Casavatore 27 tonnellate per le strade



NAPOLI — Cinquemila addetti alla raccolta della spazzatura, alla gestione degli impianti di tritovagliatura e alle discariche oggi incrociano le braccia: Napoli e provincia vivranno una giornata molto difficile. Due ore e mezza di riunione a Palazzo San Giacomo, ieri pomeriggio, non sono servite a scongiurare la paralisi. Da un lato la sindaca Iervolino; il suo capo di gabinetto Pasquale Losa; il prefetto Corrado Catenacci, presidente della società provinciale dei rifiuti; il presidente della Provincia Luigi Cesaro; gli assessori comunali Saggese e Giacomelli; due dirigenti della Regione. Dall’altro le sigle firmatarie del contratto: Cgil, Cisl, Uil, Fiadel. Fumata nera.
Gli operatori dell’igiene ambientale sfileranno dunque oggi in corteo, da Piazza Matteotti, sede della Provincia, a piazza del Plebiscito, dove c’è la Prefettura, passando per Piazza Municipio, davanti al Comune. Alla Provincia i sindacati chiedono che sia urgentemente predisposto il piano industriale della Sapna, la società pubblica in cui sperano di trovare stabilità. Al Comune ribadiscono la contrarietà alla creazione di Asia 2, società deputata al servizio di spazzamento. «Un’operazione— denuncia Vittorio D’Albero, della Fiadel — di pura ingegneria finanziaria. Asia è in difficoltà e non può essere ricapitalizzata. Cede un ramo d’azienda ad Asia 2, ricavandone 700-800 milioni che le consentiranno di andare avanti. Asia 2 dovrebbe ripagare col 15% della Tarsu il mutuo contratto per l’acquisto del ramo d’azienda. Peccato che la Tarsu, a fine anno, passerà alla Provincia». Infine, il corteo si concluderà in Prefettura «per denunciare i limiti di una legge dello Stato, quella che avrebbe dovuto sancire la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, ma farà pagare ai cittadini e ai lavoratori il salatissimo conto degli anni dell’emergenza».
Sullo sfondo delle singole rivendicazioni, il profondo malessere di lavoratori che percepiscono regolarmente lo stipendio in ritardo. I Comuni, infatti, pagano le aziende deputate a raccogliere l’immondizia ben oltre i limiti temporali previsti e queste ultime non sono in grado di fronteggiare i debiti verso i dipendenti. A Casavatore le difficoltà economiche dell’Igica, che ha vinto alcuni anni fa l’appalto per la raccolta ed è controllata dal Comune di Caivano, hanno già prodotto 27 tonnellate di immondizia abbandonata in strada. Riferisce il sindaco Pasquale Sollo: «Negli ultimi due giorni sono usciti solo tre automezzi per la raccolta, invece dei 5 previsti » . Lo sciopero odierno rischia di aumentare l’arretrato e di aggravare la situazione. Igica, la società amministrata da Gennaro Bruno, che ha avuto in passato un ruolo anche nell’Elektrica dei fratelli La Marca, quelli che hanno gestito con Di Francia la discarica di Pianura, vive un momento molto difficile. La società gestisce la raccolta in numerosi comuni della Provincia di Napoli, o perché vincitrice di appalto, o perché è subentrata a Saba Ecologia, nei confronti della quale, circa tre mesi fa, la Prefettura ha emesso un’ interdittiva antimafia, che impone la rescissione dei contratti con le pubbliche amministrazioni.
A Napoli, intanto, ci si appresta al nuovo bando per la raccolta dell’immondizia. Quello varato l’anno scorso è stato un fallimento: tre lotti e nessuna offerta valida. Asia intende ora frazionare il servizio in 5 lotti. Al momento, la raccolta in città è affidata quasi interamente ad Enerambiente. Ieri, infine, incontro tra i rappresentanti dei comitati civici di Chiaiano , Cesaro e l’assessore provinciale all’Ambiente, Giuseppe Caliendo. Tema: tempi e modalità di chiusura della discarica. In un documento di un mese fa, la Provincia ha stimato che Chiaiano e lo sversatoio Sari di Terzigno, nel Parco del Vesuvio, a questi ritmi di conferimento dei rifiuti, potranno essere utilizzate ancora per almeno un anno. Fonti diverse, interne ad Asia, ipotizzano che Terzigno sarà esaurita già a febbraio. Ad ogni modo, senza un ciclo di gestione dei rifiuti avanzato, che consenta punte di differenziata almeno del 40%, il prossimo autunno rischia di ricominciare la caccia affannosa ai nuovi siti di discarica. Un motivo in più per temere che il governo acceleri nell’apertura del mega invaso previsto nella cava Vitello. Anch’esso a Terzigno, anch’esso nel Parco del Vesuvio.
Fabrizio Geremicca
15 giugno 2010



..e lo ripete anche Dario Fò...

15 giugno 2010  
Il rifiuto di Zaia per Mameli è solo l'ultimo attacco del partito di Bossi al tricolore e ai simboli nazionali

Il caso del Va’ Pensiero preferito all’inno Fratelli d’Italia nella scuola a Treviso ha più il sapore di una faida interna del Pdl veneto contro Zaia che altro. Di certo però c’è che le infiltrazioni leghiste stanno lentamente modificando usi, costumi e non solo tradizioni del nostro Paese. Tricolore? Perché esporlo. Inno d'Italia? Chi se ne frega. Scuola? Meglio se padana. Ordine pubblico? Magari decentrato.

INNO. Come non ricordare l'episodio in cui Umberto Bossi aveva mostrato il dito medio nel momento in cui il testo evoca l’Italia “schiava di Roma”. Recentemente (2 giugno di questo anno) a Varese durante la deposizione delle corone ai piedi del monumento ai Caduti in piazza della Repubblica (presente Maroni) la banda dei carabinieri ha eseguito il Silenzio, mentre nei giardini di Villa Recalcati l'orchestra ha accompagnato i discorsi ufficiali e la consegna delle onorificenze con melodie di Andrea Bocelli e Gino Paoli. Dalla Prefettura hanno fatto sapere che l'intonazione dell'Inno non è comunque imposta dal protocollo.

BANDIERA. L'offensiva del Carroccio prende di mira anche la lingua italiana e la sua bandiera. Roberto Castelli all'indomani della vittoria referendaria della destra in Svizzera aveva dichiarato : “Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega. Credo che la Lega nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana”, mentre Bossi si affrettava nel dire di voler presentare una proposta di legge che permetta di aggiungere, durante le manifestazioni ufficiali, gonfaloni regionali alla bandiera tricolore. Da non dimenticare poi che, in tema di unità nazionale, il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, non ci pensa proprio a festeggiare nel nome di Garibaldi, in quanto il “Veneto venne annesso all’Italia solo nel 1866”, ha affermato recentemente, e quindi ricordare oggi i 150 anni dell’Unità sarebbe un falso storico. A seguire anche la voce di Roberto Calderoli, che ha spiegato come, secondo lui, la celebrazione ha poco senso perché non è sollevando la bandiera dell’Unità che si trovano soluzioni . Insomma tempi duri per il tricolore chel'assessore ai Servizi Sociali di Malnate, su Facebook, ha dichiarato di utilizzare come carta igienica (salvo poi essere costretta alle dimissioni). Ma se un’identità nazionale è anche rappresentata dalla lingua ecco intervenire il governatore Luca Zaia che, anziché preoccuparsi del problema quote latte o degli imprenditori in profonda crisi finanziaria (il Veneto è la regione con il maggior numero di suicidi tra i titolari di impresa), pensa e chiede che la Rai, televisione pubblica, promuova “fiction regionali”. D'altro canto era stato lo stesso leader leghista a sostenere che lo studio dei “dialetti regionali” debba diventare obbligatorio nelle scuole. Rimanendo in famiglia è giusto non dimenticare le perle del neo consigliere regionale Renzo Bossi: “Non tifo Italia ai Mondiali, non capisco il napoletano e non sono mai sceso a sud di Roma”. Un po' di confusione sui fondamenti costituzionali però il figlio del Senatùr lo aveva dimostrato in occasione della chiusura di campagna elettorale delle regionali affermando che: “Ora la parolina federalismo c'è anche nella Costituzione”. Forti applausi dai militanti.

SCUOLA. Ma veniamo al sistema scolastico italiano. Il 29 luglio 2009, la Lega chiese l'introduzione del test del dialetto per i professori. Allora il presidente della commissione, Valentina Aprea (Pdl), disse di no “sconvocando” il comitato ristretto della commissione Cultura della Camera e investendo della questione direttamente la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Non contenta però Paola Goisis – deputata della Lega e presentatrice della richiesta – affermò: “Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che a un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dei docenti”. Tornando a dare uno sguardo nel profondo nord si scopre come l'amministrazione comunale di Brescia abbia sostenuto la realizzazione di 2 mila abbecedari in dialetto per le scuole dell'infanzia e primarie per contribuire alla riscoperta e valorizzazione della propria “identità”. Ottimo. Peccato però che nel frattempo, il debito dello Stato verso alcune scuole bresciane (al primo marzo 2010) ammonti a 1 milione 978 mila euro. Un dato pubblicato dal sito “Basta soldi alla scuola privata” è ampiamente riportato dal comitato di genitori che da mesi denuncia di dover provvedere con contributi “volontari” oltre che all'acquisto del materiale scolastico anche alle supplenze. Abbecedario in dialetto anche per gli alunni della elementare di Albano Sant’Alessandro (Bergamo) e corsi di grammatica dialettale a Grumello del Monte, Stezzano e Bonate Sopra oltre che a Villa di Serio doveilcorsodidialettovienefatto da ben tre anni come attività integrativa pomeridiana inserita nel piano di diritto allo studio dei ragazzi delle medie. Qui però la Lega sembra proprio non centrare considerando che il sindaco è Mario Morotti, a capo di una lista civica di centrosinistra.

SICUREZZA. Dopo il flop delle ronde padane tutto sembra tacere. Eppure la Lega non ha mai abbandonato il sogno di un ordine pubblico affidato ai suoi uomini. A parte il tentativo delle “camicie verdi” e dei 36 componenti accusati di “costituzione di banda armata”. La Lega in questi anni ha spinto e sostenuto la nascita di corpi di polizia dipendenti direttamente dalla provincia. Nati come specialisti del settore ittico-venatorio oggi hanno la possibilità di espletare funzioni e indagini di polizia giudiziaria con poteri vincolati al “territorio di competenza” e gli appartenenti ricoprono anche funzioni di ausiliari di pubblica sicurezza. Alcuni corpi di polizia provinciale hanno risorse e mezzi superiori a quelli in dotazione alla stessa polizia di Stato.

Da il Fatto Quotidiano del 15 giugno