mercoledì 16 giugno 2010

LA VERITÀ SULLO STIPENDIO DEI MAGISTRATI
Repubblica — 09 giugno 2010 pagina 46

Caro Augias, chiedo di non pubblicare il mio nome, appartengo alla più impopolare categoria: sono un magistrato e vorrei dire due parole sui nostri stipendi. Non guadagno 5 mila euro al mese, né alcuna altra delle folli cifre che ho letto in questi giorni. Sono in magistratura dal 1999, oggi il mio stipendio netto (perché è col netto che si campa) è pari a 3.600 euro all'incirca. Certo, è una cifra decorosa ma si tratta anche di un lavoro delicatissimo. Preciso anche che lo stipendio è comprensivo di tutto: i turni del sabato (o delle domeniche); i fine settimana passati a preparare l'udienza; la stesura delle motivazioni di sentenze anche in pieno agosto. Circa dieci ore al giorno. Vado in ufficio con la mia macchina; compro i libri per il mio mestiere; pago la rata del mutuo; la scuola ed i vestiti dei figli; l'assicurazione professionale; il materiale di cancelleria; l'assistenza informatica (il ministero ha tagliato i fondi, ci vogliono circa sette giorni perché arrivino i tecnici del tribunale). Tutto nei 3.600 euro, nessun benefattore che elargisca a mia insaputa, nessun arrotondamento con arbitrati, consulenze o che sia. Non faccio due mesi di ferie all'anno. Come tutti i colleghi che ho conosciuto, faccio sacrifici per non deludere le aspettative che ripongono in me. So che in ogni dossier che maneggio ci sono esseri umani che aspettano una cosa difficile: giustizia. Infliggo gli stessi sacrifici a chi mi sta vicino, sottraggo tempo ai miei figli, tutto per un lavoro che sognavo di fare fin da bambina. Si dà il caso che quel lavoro sia uno dei poteri dello Stato, voglio quel rispetto che mi guadagno lavorando onestamente, tutti i giorni. C'è alla vista uno sciopero dei magistrati. Il ministro guardasigilli lo ha bollato come "sciopero politico". Basta entrare in un tribunale, vedere in quali condizioni si lavora, comprese le procure, per porsi una domanda completamente diversa: come si fa ad amministrare nientemeno che la giustizia (sia pure un' umana giustizia) in quelle condizioni? Con quegli strumenti? Perché il ministro non si fa mai questa domanda? Perché nessuno si preoccupa di migliorare un' amministrazione che fa spavento? O vergogna? O tutt'e due le cose? Sembrano prevalere altre preoccupazioni. Viene da pensare che una Giustizia che zoppica, arranca, così chiaramente sopraffatta, affannata, priva di mezzi, scarsa di personale, faccia comodo a un bel po' di persone. Sciopero politico, dice il ministro, consapevole, credo, di quale danno ulteriore i magistrati avranno dalla legge bavaglio in preparazione, con norme assurde come quella del rinnovo di 48 in 48 ore del permesso di intercettare i sospetti. In un paese come il nostro, con i criminali che abbiamo. Ad ogni livello della vita pubblica.
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IO, CANCELLIERE E I TAGLI ALLA GIUSTIZIA
Repubblica — 10 giugno 2010 pagina 34

Ho letto la lettera pubblicata ieri su Repubblica del magistrato che parla del suo stipendio e vorrei precisare che la sua è una condizione ottimale rispetto a quella del personale amministrativo che svolge un lavoro altrettanto delicato e con grandi responsabilità. Sono un cancelliere e lavoro nell'amministrazione dal 1977 ed il mio stipendio è di 1.600 euro. Anche io vado in ufficio con la mia macchina, compro i codici con i miei soldi, pago la rata del mutuo, i vestiti peri miei figli. Anche io pago l'assicurazione professionale, e compro le penne, i post-it e tutto quello che necessita per la mia attività. Sono costretta a comprare, insieme ai colleghi, la carta igienica ed il sapone per le mani. Sarebbe auspicabile che i media si occupassero anche del personale amministrativo della giustizia: senza il nostro lavoro le sentenze e tutti i provvedimenti dei magistrati rimarrebbero semplicemente fogli di carta.

Spatuzza non avrà protezione perchè gli idagati sono al governo.

Pentiti e muori

  Il pentito Spatuzza non avrà il programma di protezione. La misura era stata chiesta da tre procure, Caltanissetta, Firenze e Palermo, che indagano sull'uccisione di Paolo Borsellino e della scorta e sulle stragi del '93. Ma se gli accusati da Spatuzza stanno al Governo come poteva essergli concessa la protezione? Il piduista Cicchitto (tessera 2232) ha così celebrato l'orazione funebre di Spatuzza: "Salutiamo positivamente, la decisione della Commissione centrale del Viminale per la definizione e l'applicazione delle misure speciali di protezione perché non si è lasciata influenzare da teoremi politici, ma ha valutato la qualità del pentito sulla base delle innumerevoli contraddizioni emerse dalle sue dichiarazioni. E' questa una disposizione corretta che inverte un atteggiamento durato molti anni di una gestione a dir poco superficiale dei programmi di protezione". Propongo di eliminare dal programma protezione anche il ministro Alfano, anche se non si è ancora pentito. Per una questione di equità.

fonte

Sputtaniamoli

Diffamarne uno per educarne cento

In Italia la diffamazione paga. E' una costola della disinformazione. Il bastone da usare contro i nemici e contro gli amici troppo intraprendenti. Una clava nodosa che ha colpito un po' tutti. Bossi il pazzo che attaccava il mafioso di Arcore nei primi anni '90. Fini, il giovane in carriera che voleva fare per conto suo, con la nuova compagna messa alla berlina da "Striscia la notizia". Il giovanotto di belle speranze Azzurro Caltagirone ridotto a una macchietta.
Per i nemici, e qui si intendono per nemici quelli che non si sono fatti comprare, la razione è doppia, tripla, insomma, sempre abbondante. Chi non è in vendita è pericoloso. Non può essere ricattato. E come fai a fidarti di una persona che non puoi ricattare? Ai tempi delle bombe e dei corleonesi li facevi saltare per aria. Una botta e via. Ma allora l'informazione non era del tutto sotto controllo. Erano mezzi crudi, ma inevitabili. La mitragliata a Dalla Chiesa o il tritolo d'importazione militare fatto venire dal continente in via D'Amelio sono ricordi lontani. Le autostrade oggi servono per imporre il pizzo di Stato attraverso la concessionaria di Benetton. Distruggerle quando passa un giudice, come avvenne a Capaci, è un danno economico.
La diffamazione si nutre di fatti (falsi), di giudizi (di parte), di aggettivi per squalificare. La Forleo diventa psicolabile, soprattutto piange. Che garanzie offre un giudice che piange? Una donna debole e fragile? Che abbia ragione è indifferente. Se tocca D'Alema va trasferita, lontano da Milano, a Cremona. De Magistris aveva messo il dito nella piaga del voto di scambio, dei fondi europei spartiti tra criminalità locale e partiti. E' stato attaccato per il suo protagonismo, accusato di aver violato il codice. E' stato assolto da ogni accusa e comunque trasferito a Napoli. I politici calabresi sotto inchiesta non sono stati trasferiti. La Calabria è piena di piscine pulite nelle ville del potere e piena di stronzi galleggianti nelle spiagge per i depuratori mai messi in funzione. Con le accuse contro di me si potrebbe riempire una enciclopedia. Il bello è che sono tutte false.
La diffamazione dell'avversario ha anche l'obiettivo di spostare l'attenzione dai MIEI problemi con la giustizia, ai TUOI problemi (inesistenti) con la giustizia. Alla MIA corruzione ai TUOI (inesistenti) abusi. Alla MIA vicinanza con persone condannate per mafia ai TUOI furori giustizialisti. Più sono lercio, più la merda che butto sugli avversari mi rende pulito.
Il Sistema è unito. Repubblica e Emilio Fede non sono diversi. Belpietro e Padellaro sono gemelli siamesi separati dalla nascita e uniti nella difesa del padrone.
Non possiamo andare avanti così. La diffamazione soft e hard va combattuta. E ormai un virus che infetta la mente del Paese. La gente crede a quello che decidono Berlusconi e De Benedetti e i poteri a loro collegati. E' intossicata.Chiunque si espone per cambiare il Sistema è attaccato dai media con l'assoluta sicurezza dell'impunità. Il massimo che rischia è una multa. Nulla per distruggere una reputazione.

Inserite i falsi articoli, i link e le informazioni sul giornalista che li ha firmati. Ne farò una rubrica fissa sul blog. Il Blog di Beppe Grillo


No Bavaglio Day – 9 luglio

L’APPELLO

Dal 9 luglio nulla sarà più come prima nel nostro Paese. La libertà di stampa, il diritto di espressione in Rete, l’efficacia investigativa dei magistrati verranno cancellati con un voto alla Camera dei Deputati da una maggioranza parlamentare al servizio di un uomo, di un padrone, del capo di una “cricca” di potenti che in questi anni ha banchettato sul corpo ferito della democrazia, della Costituzione e della legalità, che in questi anni ha succhiato le risorse pubbliche a vantaggio di corrotti e corruttori, di mafiosi, di affaristi, di speculatori mentre i cittadini, i giovani, i lavoratori subivano la morsa della crisi. Quelli che ridevano la notte del terremoto all’Aquila, quelli cui veniva acquistata una casa con vista sul Colosseo, quelli che si spartivano gli appalti danneggiando gli imprenditori onesti e beffando i cittadini, dal 9 luglio dormiranno sonni tranquilli. Non potranno più essere intercettati, nemmeno se delinquono. E non potranno nemmeno essere giudicati dai cittadini perché tutelati da una legge che impedirà, dal 9 luglio, che i giornalisti o gli utenti della Rete possano compiutamente informare sui loro loschi affari. E chi sbaglia in galera. In galera i giornalisti; e i delinquenti, invece, a piede libero, coperti da un fantomatico diritto alla privacy che non è altro che uno scudo per il potere. Quest è l’Italia che vogliono. E questa è l’Italia che non vogliamo.
Per questo invitiamo tutti a firmare il nostro appello e a partecipare alla manifestazione che si terrà a Roma, il 9 luglio, lo stesso giorno in cui si terrà la discussione alla Camera, il giorno dello sciopero dei giornalisti cui esprimiamo la nostra totale solidarietà.
I giornali, i siti, i blog, le associazioni, le forze democratiche che vogliono aderire all’appello inviino una mail a: fondatorenobday@hotmail.it specificando oggetto: “adesione”
Il popolo viola, Libertà è Partecipazione
Aderiscono:
Agende RosseMicromega,   Piovono Rane , Comitato Insegnanti e Ata precari Salerno, hesse, LiberaCittadinanza, Antimafia Duemila, Progetto Editoriale “Gli Italiani”, Franz-Blog, Il Blog di San Precario, Il Blog di Pasquale Videtta, Movimento della Costituzione, Radio 100 passi, Altra Informazione, Kultbazar; Spazio Gerd Group, Il Coprofago, Noi ciitadini Lucani, Forum Insegnanti, Sapere è Potere, In Altre Parole, Blogwizzer, InMovimento, CLVIP, Il Blog di Nicola di Turi, La Fabbrica di Nichi – Sapienza, Marani Editore, Meetup, Diritto di Critica, Partigiani del Terzo Millennio, Circolo Arci Piano di Sorrento, Informare è un dovere, Leonardo Abatangelo, Giovani Democratici Tivoli, DonnEccezionali, ALE’ Associazione per la LIbera Espressione di Solofra, En Plein Air, Yes, Political! Edizioni Futurando, Istituto Italiano di Bioetica – Campania, Associació AltraItalia – Barcelona, Io Mi Informo

Da Reporters sans frontieres dati sulla Libertà di Stampa nel mondo



RsfItalia
RsfItalia

Un popolo di calciofili

16 giugno 2010
È un’Italia da buttar via...Ma non quella di Lippi, su quella si può discutere. Il punto è che si discute quasi solo su quella. Se nella situazione di crisi, di rivolta o pre-rivolta sociale, del tutti contro tutti in mancanza di soldi sia in alto, nelle coalizioni politiche e nelle contrapposizioni istituzionali, che in basso, in una base di italiani crocifissi dai problemi, quasi 20 milioni guardano in tv Italia-Paraguay la questione è seria. Andiamo per ordine, per non favorire immancabili equivoci. Si guarda l’Italia per distrarsi, per non disperarsi, per staccare la spina per due ore (anche se l’indotto dura spesso per il resto del tempo), per manifestare appartenenza ai calzoncini o alla calzamaglia di Buffon, in mancanza d’altro… Si guarda l’Italia comunque, anche se non gioca troppo bene, anche se non vince (per ora), anche se si contrappongono intorno alla maglia azzurra e al patriottismo rotondolatrico per lo più “amore” ma anche un po’ di “odio”.

Il virgolettato nel secondo caso non riguarda solo Radio Padania, che gioisce per il gol paraguagio. Chissenefrega, se fosse solo quello, è articolo 21 anche gufare contro Cannavaro. È che adesso Radio Padania ha raggiunto Beppe Grillo che quattro anni fa intonava “Forza Ghana”, e quindi anche questa forma di dissenso critico, chiamiamola benevolmente così, ha cambiato di segno ed è entrata nel vortice semiologico delle contraddizioni. Sono segni distinti e riconoscibili. Da strillo dell’anti-politica, secondo la definizione truffaldina dell’accozzaglia di benpensanti che difendono la cricca dei Balducci, siamo alla vox libera dei celti che si oppongono a Cesare e agli antichi romani che li hanno colonizzati.

Peccato che oggi governino ormai dappertutto, che siano magna pars di questa politica, che usino bastone e carota per un Paese di cui mangiare i fichi gettando via la buccia. Quindi tifo e controtifo neutralizzati e ficcati nell’imbuto televisivo, naturaliter passivo come scrivono i teorici del mezzo ma che dà l’illusione di partecipazione attiva quando si tratta di celebrare una vittoria (o nel caso ci si accontenta di un pareggio…). Ma chi sono questi 20 milioni di italiani, a destra come a sinistra, come riescono a “staccare” e tra una partita e l’altra che fanno, di cosa parlano, quale priorità hanno…? Temo di saperlo, e ormai da trent’anni mi dibatto in ‘inutili analisi lungo la china di un Paese che rotola ormai per legge fisica, gravitazionale. Con il pallone che per sua natura geometrica rotola meglio e di più. Non sto proponendo lo sciopero del tifo, né mi sfugge quanto sia importante per la Rai fare cassa pubblicitaria su questi Mondiali sperando che così ripiani perdite e si rimetta nel sesto di un’identità culturale, un ruolo sociale e un contratto di servizio se non erro ancora da firmare...Dico semplicemente che non mi consolano i paragoni con gli altri Paesi, il rischio assenteismo in Inghilterra o gli otto mila tifosi greci che si sono lasciati alle spalle il crac e sono volati (hanno nuotato?) fino in Sudafrica in viaggio di istruzione o distrazione. Perché se volete i paragoni allora facciamoli compiutamente con il panem (oggi rapidamente scarseggiante) e i circenses dell’antica Roma, a confermare che siamo sempre allo stesso punto, cioè un po’ peggio.

Sì, la democrazia del televoto o quella del telecomando, nel caso del pallone e dell’Italia ai Mondiali con il dito ingessato sul primo canale Rai: ma è normale? È normale che peggiorando le cose non diminuiscano le falangi di spettatori? E sono indipendenti le crisi politiche, economiche, sociali e culturali (con i tagli che affliggono questo flatus vocis della cultura), dall’eventuale crisi dell’Italia di Lippi? E così facendo non si carica quest’ultima di supplenze che in un Paese vicino all’esser civile non dovrebbero esistere? De Rossi è un supplì: lo sa, lo sappiamo? E andrà sempre così?

P.S. Il calcio in questo discorso è il lato più corto del triangolo delle Bermuda, dove stiamo sparendo. Gli altri due sono la tv e la politica.

Da il Fatto Quotidiano del 16 giugno