La coppia di "Vieniviaconme" si riforma a "Che tempo che fa". "C'è il desiderio di fare un'altra edizione del programma". Lo scrittore parla del nuovo libro, della rottura con Marina Berlusconi e Mondadori, dell'attualità. "Il caso Ruby? Emerge la solitudine di un anziano..."
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ROMA - Questa sera a Che tempo che fa, su Rai Tre, si ricompone la coppia Fazio-Saviano, dopo gli ascolti record 1 di Vieniviaconme. Una puntata monografica, ospite lo scrittore, che vede tornare insieme i due protagonisti di uno dei programmi più apprezzati dal pubblico in questa stagione televisiva, nonostante le difficoltà incontrate, a novembre, prima e durante la messa in onda della trasmissione, fra censure preventive e tentativi della direzione generale Rai di stravolgere le scalette 2 imperniate sui monologhi dell'autore di Gomorra. E con l'ospitata obbligatoria concessa al ministro dell'Interno Roberto Maroni 3 per replicare al raccojnto-denuncia di Saviano sulla "'ndrangheta che al Nord interloquisce con la Lega 4". A Che tempo che fa, Fazio e Saviano colgono l'occasione per un annuncio. "Abbiamo deciso che la rifacciamo, c'è la voglia di rifarla" dice il conduttore passando in rassegna, assieme all'amico, una sorta di 'elenco degli elenchi'
di argomenti di attualità da affrontare nel futuro programma.
Ruby e la solitudine del "nonno". A Che tempo che fa, Saviano torna sul caso Ruby e i suoi riflessi sulla società italiana. Quelle carte, secondo Saviano, sono carte "di solitudine", dove emerge la figura di "un nonno che si trova in una situazione del genere". Laddove il "nonno" è Silvio Berlusconi. "Quando le ho lette - dice lo scrittore - non mi è venuto un senso di nausea ma, se tutto fosse confermato e verificato, un sentimento quasi di tristezza, di solitudine di un nonno che si trova in una situazione del genere. A questo si risponde con la felicità. Dov'è il puritanesimo e il moralismo in tutto questo? Anzi c'è una voglia di dire che il Paese è altro, il Paese sorride, vuole vivere, il Paese è tutt'altro che una sessualità che arriva allo scambio, all'estorsione, al racket".
Secondo lo scrittore, l'inchiesta milanese "mostra la selezione della classe dirigente e mostra come viene selezionata la classe artistica, se si può parlare di una classe artistica". Di fronte a questo la manifestazione che ha portato migliaia di donne nella piazze italiane non è stata espressione di puritanesimo ma la voglia di dire "che questa declinazione del potere non ci appartiene". E per chi considera l'inchiesta un'irruzione nella vita privata di Berlusconi, Saviano sottolinea: un conto è il privato, che è sacro e va difeso, un conto è un reato. "Una cosa, complessa e gravissima, che sta mettendo a rischio la democrazia, la comunicazione, la libertà di parola, è quella di comparare il privato al reato, quella di dire che si tratta di una vicenda tutta privata. Dire, terrorizzando le persone, che se si guarda al privato ce n'è per tutti. Ma il privato rimane una cosa sacra, il reato è un'altra cosa. La debolezza è una cosa, l'estorsione un'altra".
Torna la macchina del fango. A questo punto, Saviano torna sulla "macchina del fango 5", oggetto di uno dei suoi monologhi a Vieniviaconme ma anche di successivi interventi pubblici. "Colpisce chi lotta contro certi poteri e i governi. La delegittimazione non si è fermata. Anzi oggi il motto di certi giornali dell'area che protegge il governo è portare avanti un'equazione: 'tanto voi non siete meglio'. E' lì che parte la macchina del fango che pesca qualche elemento nella tua vita privata". Eppure "la macchina del fango - conclude lo scrittore - produce narconotizie e può essere fermata solo dalle persone. Che devono capire che una cosa è un'inchiesta che prende più elementi e li analizza, mentre la delegittimazione prende un solo elemento e lo utilizza contro il suo bersaglio".
Da Marina Berlusconi "paura politica". Dalla macchina del fango agli attacchi di Marina Berlusconi. "Forse per una paura politica" commenta Saviano, che raccontando il suo passaggio come autore da Mondadori a Feltrinelli, con cui ha appena pubblicato i monologhi 6 di Vieniviaconme, definisce gli editor della casa di Segrate "persone di grande qualità e libere, e - aggiunge - sento la loro difficoltà". Lo scrittore ricorda di essere stato attaccato da Marina Berlusconi in due occasioni: la prima quando la figlia del premier difese il padre, secondo il quale LIbri e film come Gomorra e La Piovra fanno male al Paese. La seconda, più recente, quando Saviano ha dedicato la laurea honoris causa, ricevuta a Genova, ai pm che conducono l'inchiesta sul caso Ruby / VIDEO 7
"Avverto una contraddizione, che vivo in modo pesante - dice Saviano - non ci si può professare editore libero e poi, quando qualcosa non va, darmi addosso. Una cosa che non è stata fatta con altri autori che pure hanno espresso posizioni critiche nei confronti del governo. Forse la sua è stata una paura politica forse non ha avuto il coraggio di dire chiaramente che non sopportava più le mie parole".
"Politica? Rivoluzione è fare il proprio mestiere". Infine, Saviano allontana l'idea di un suo ingresso in politica, emersa in particolare nel febbraio scorso, dopo il l'intervento dallo scrittore 8 al PalaSharp di Milano. "Io in politica? Per me rimane vero quello che ho già detto: oggi fare bene il proprio mestiere è già rivoluzionario. Per salvare il proprio Paese basta fare bene il proprio mestiere".
fonte: Repubblica
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