Un gruppo di avvocati offrirà consulenza gratuita alle migliaia di giornalisti senza contratto, che non hanno nessuna copertura legale
Alcuni avvocati hanno già dato la loro disponibilità: a Napoli presto nascerà un “Soccorso rosso” contro la “legge-bavaglio”, su input del giornalista e collaboratore dell’Espresso Claudio Pappaianni. La proposta era stata illustrata nei giorni scorsi durante la conferenza stampa di presentazione nel capoluogo partenopeo di «Le dame e il Cavaliere», un docu-film di Franco Fracassi sul “caso Noemi” e sul rapporto sesso-potere in Italia. «Con la legge-bavaglio – ha spiegato Pappaianni - avremo il paradosso di riunioni di redazione con, seduti accanto ai direttori, gli avvocati delle testate. Contemporaneamente avremo giornalisti free-lance e precari sempre più soli e intimoriti, perché, salvo poche eccezioni, sono privi di ogni tipo di copertura legale».
Le cifre parlano di 20mila giornalisti non tutelati che ogni giorno in Italia fanno informazione, un esercito di professionisti e pubblicisti, quasi sempre mal pagati, costretti a fare i conti anche con una legge che già oggi è penalizzante per chi fa inchieste e scrive fatti veri ma scomodi. È la stampa minore, quella delle piccole testate locali, che offre loro opportunità ma, sovente, non è in grado di garantire copertura legale. Una situazione che sarà esasperata dall’approvazione della legge-bavaglio.
Da qui, l’idea di creare una struttura di avvocati disposti a offrire gratuitamente consulenza legale alle migliaia di giornalisti senza contratto, così come fu per “Soccorso rosso militante”, l’organizzazione promossa negli anni ’70 da Dario Fo e Franca Rame a sostegno dei militanti della sinistra extraparlamentare. «So bene che quella esperienza attirò anche molte critiche – ricorda Pappaianni - ma è lo spirito per cui era nata che ci interessa: difendere i diritti di chi si riteneva fosse un perseguitato politico. Discorso che in questo periodo storico in Italia può valere anche per i giornalisti. Non c’è nessuna accezione politica nella proposta: chiamiamola pure “Soccorso viola”, purché si faccia: in difesa della libertà di stampa e della democrazia».
Il fatto quotidiano
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